Marta RossiVIEW PROFILE →
Deepfake, minori e decisioni umane: cosa cambia davvero con la legge italiana sull'intelligenza artificiale
Oltre agli annunci, la prima legge nazionale italiana sull'IA introduce regole molto concrete: un nuovo reato per i deepfake, tutele per i minori e l'obbligo che le decisioni più delicate restino nelle mani dell'uomo.
Dalle intenzioni alle regole concrete
Si è parlato molto del fatto che l'Italia sia stata tra i primi Paesi dell'Unione Europea a dotarsi di una legge nazionale organica sull'intelligenza artificiale. Ma al di là dei titoli e degli annunci, vale la pena capire davvero cosa cambia nella vita quotidiana dei cittadini, perché è nei dettagli che una norma rivela la sua reale portata.
La Legge numero 132 del 2025 è entrata in vigore il dieci ottobre del 2025, ponendo le basi di un quadro normativo che si sta progressivamente completando nel corso del 2026 attraverso una serie di decreti attuativi. Questi provvedimenti trasformano i principi generali in obblighi precisi, con conseguenze tangibili per aziende, istituzioni e singole persone.
L'approccio scelto dal legislatore italiano è dichiaratamente antropocentrico, ovvero mette al centro i diritti fondamentali e la dignità della persona, in piena sintonia con lo spirito del regolamento europeo sull'IA. L'idea di fondo è che la tecnologia debba restare al servizio dell'essere umano, e non il contrario, anche quando diventa incredibilmente potente.
Il nuovo reato di deepfake

Una delle novità più significative riguarda la lotta contro i cosiddetti deepfake, i contenuti falsi generati o alterati dall'intelligenza artificiale. La legge introduce nel Codice Penale un nuovo articolo, il 612-quater, che punisce con la reclusione da uno a cinque anni la diffusione di immagini, video o voci artificiali capaci di ingannare sull'autenticità e di provocare un danno ingiusto.
Si tratta di una risposta diretta a un fenomeno sempre più diffuso e pericoloso, che va dalle truffe alle molestie fino alla manipolazione dell'opinione pubblica. Creare un video falso di una persona che dice o fa cose mai accadute non è più solo una questione etica, ma diventa un vero e proprio reato perseguibile con pene detentive severe.
La norma non si ferma qui, perché prevede anche delle aggravanti specifiche per reati tradizionali quando vengono commessi utilizzando sistemi di intelligenza artificiale. Illeciti come la manipolazione del mercato, la frode o la diffamazione vengono così puniti più duramente se l'IA è stata usata come strumento per amplificarne la portata e la capacità di fare danni.
La tutela dei più piccoli
Un altro capitolo particolarmente delicato riguarda la protezione dei minori, un tema su cui la legge italiana ha voluto essere esplicita. Le nuove regole stabiliscono infatti che l'accesso agli strumenti di intelligenza artificiale da parte di un minore di quattordici anni richiede il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.
Questa disposizione riconosce che i bambini e i ragazzi più giovani sono particolarmente vulnerabili di fronte a tecnologie tanto persuasive quanto complesse. Chiedere il coinvolgimento dei genitori significa restituire alle famiglie un ruolo di guida e di controllo, in un'epoca in cui i confini tra mondo reale e mondo digitale diventano sempre più sfumati per le nuove generazioni.
L'uomo resta al comando
La legge si estende poi ai settori più sensibili della vita collettiva, dalla sanità alla giustizia, dall'istruzione alla pubblica amministrazione fino al mondo del lavoro. In tutti questi ambiti, l'obiettivo è garantire che l'intelligenza artificiale sia un supporto e non una scorciatoia che sottrae all'uomo il controllo su decisioni cruciali.
Il principio è chiarissimo soprattutto in ambito giudiziario e amministrativo, dove la legge stabilisce che il potere decisionale nelle funzioni legali debba rimanere saldamente umano. L'IA può assistere e velocizzare le attività amministrative più ripetitive, ma la responsabilità finale di una sentenza o di un provvedimento non può in alcun modo essere delegata a un algoritmo.
Chi controlla il rispetto delle regole
Perché un impianto normativo così ambizioso funzioni, servono organismi in grado di vigilare sulla sua corretta applicazione. La Legge 132/2025 ha individuato a questo scopo due autorità nazionali di riferimento, ovvero l'Agenzia per l'Italia Digitale e l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, incaricate di sorvegliare il rispetto delle regole sul territorio.
Nel complesso, la legge italiana rappresenta un tentativo concreto di trovare un equilibrio tra innovazione e tutela, evitando sia il divieto totale sia il liberismo assoluto. La vera sfida dei prossimi mesi sarà applicare queste norme senza soffocare la creatività delle imprese, dimostrando che è possibile abbracciare l'intelligenza artificiale proteggendo al tempo stesso i cittadini.






