Marta RossiVIEW PROFILE →
L'Italia mette in moto la sua legge sull'intelligenza artificiale: decreti attuativi e un miliardo per le imprese
L'Italia è il primo Paese dell'Unione Europea con una legge nazionale completa sull'intelligenza artificiale: nel 2026 arrivano i decreti attuativi e fino a un miliardo di euro per le imprese. Una lettura pacata della svolta.
Da chi osserva il mondo della tecnologia da anni, ho imparato a distinguere gli annunci di facciata dai passi davvero strutturali. La mossa dell'Italia sull'intelligenza artificiale nel 2026 appartiene con ogni evidenza alla seconda categoria. Non è la notizia di un singolo prodotto sorprendente, ma la costruzione paziente di un quadro di regole e di investimenti che colloca il Paese in una posizione insolitamente avanzata in Europa. Ed è proprio questa impostazione che merita uno sguardo attento.
La prima legge nazionale in Europa
Il punto di partenza è netto. Con la Legge numero 132 del 2025, entrata in vigore il dieci ottobre di quell'anno, l'Italia è diventata il primo Stato membro dell'Unione Europea a dotarsi di un quadro nazionale dedicato e completo per l'intelligenza artificiale. La norma non sostituisce il regolamento europeo, ma lo integra, definendo regole specifiche per i vari settori e disegnando l'architettura istituzionale incaricata di vigilare sulla materia.
I decreti attuativi del 2026
La svolta operativa è arrivata quest'anno. Il dieci giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato due decreti attuativi della Legge 132, rendendo l'Italia il primo Paese dell'Unione a rendere concretamente operativo un quadro normativo nazionale completo e allineato al regolamento europeo. Passare dal testo di legge alla sua applicazione pratica è spesso la fase più difficile, ed è proprio qui che si misura la reale volontà di un Paese.
Un miliardo per le imprese
Le regole, però, non viaggiano da sole. Per sostenere l'ecosistema industriale e la sovranità digitale, la legge destina fino a un miliardo di euro attraverso il Fondo di sostegno al capitale di rischio. Oltre trecento milioni sono già stati assegnati da CDP Venture Capital a più di centocinquanta startup, mentre altri cinquecento milioni di investimenti sono previsti nell'arco dei prossimi tre anni. È un segnale che le ambizioni non restano soltanto sulla carta.
Una strategia oltre le norme
Il disegno complessivo va oltre i singoli articoli di legge. La strategia nazionale per il triennio in corso punta con decisione sulla pubblica amministrazione, con l'obiettivo di rendere i servizi più efficienti e accessibili per cittadini e imprese. Accanto a questo si lavora per rafforzare le competenze, attrarre talenti e aumentare i fondi destinati alla ricerca avanzata. L'idea di fondo è costruire un ecosistema, non limitarsi a scrivere divieti e paletti.
La mia lettura pacata
Con tutto il mio interesse, resto cauto. Essere i primi a legiferare non garantisce di essere anche i più efficaci, e il rischio di regole troppo rigide o di fondi mal indirizzati è concreto. Eppure l'approccio italiano, che affianca alle norme investimenti reali e una strategia di lungo periodo, mi sembra più maturo di molti proclami sentiti altrove. La prova del nove sarà capire se tutto questo si tradurrà in imprese solide e in servizi migliori per le persone.






