Marta RossiVIEW PROFILE →
L'intelligenza artificiale entra in classe: come cambia la scuola italiana con la riforma dei licei 2026
Dall'anno scolastico 2026/2027 l'intelligenza artificiale entra in modo trasversale nei licei italiani, torna la geografia e il Ministero stanzia 100 milioni per formare i docenti. Ecco cosa cambia davvero tra riforma e sperimentazione.
Con il suono della prima campanella, milioni di studenti italiani si preparano a tornare tra i banchi di scuola. Ma l'anno scolastico che sta per cominciare porta con sé una novità destinata a lasciare il segno, ovvero l'ingresso ufficiale dell'intelligenza artificiale nel cuore del sistema educativo del nostro Paese.
Non si tratta di un semplice esperimento passeggero, bensì di una trasformazione che intreccia la riforma dei programmi, ingenti finanziamenti e nuove sperimentazioni in aula. Un cambiamento che promette grandi opportunità ma che porta con sé anche interrogativi profondi per docenti, famiglie e ragazzi.
La riforma dei licei porta l'IA in classe
Il fulcro della novità è la riforma dei licei, che secondo Agenda Digitale prende il via proprio da settembre 2026 con le classi iniziali e un'applicazione progressiva. Si tratta del primo grande riordino da oltre sedici anni, dai tempi del decreto del Presidente della Repubblica del 15 marzo 2010.
In questo nuovo assetto, l'intelligenza artificiale non viene trattata come una materia isolata a sé stante. Al contrario, secondo quanto riportato, diventa un vero e proprio asse trasversale, un fattore abilitante che si intreccia con la transizione digitale e attraversa tutte le aree di insegnamento.
Non solo tecnologia: torna la geografia
La revisione dei programmi, coordinata da una commissione di oltre centotrenta tra accademici, docenti e dirigenti scolastici, va però ben oltre il solo digitale. Una delle novità più commentate è il ritorno della geografia come disciplina autonoma, non più fusa con la storia nella cosiddetta geostoria.
Accanto a questo, il rinnovamento prevede la conferma della metodologia CLIL per lo studio di alcune materie in lingua straniera e l'ingresso di contenuti finora inediti, come le graphic novel e i copioni teatrali e cinematografici, insieme a una filosofia pensata più vicina ai reali bisogni degli studenti.
Cento milioni per formare i docenti

Una tecnologia tanto potente, però, non può entrare in classe senza qualcuno che la sappia guidare con competenza. Proprio per questo il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha previsto un fondo da cento milioni di euro destinato ad attivare percorsi di formazione, workshop e laboratori rivolti al personale scolastico.
L'obiettivo dichiarato è promuovere un utilizzo consapevole e sicuro dell'intelligenza artificiale tra gli insegnanti. Non a caso, già nell'agosto del 2025 erano state diffuse apposite linee guida pensate per accompagnare un'introduzione etica di questi strumenti all'interno degli istituti scolastici italiani.
La sperimentazione Impar-AI
Il percorso, del resto, non nasce affatto dal nulla. Da tempo è in corso una sperimentazione che, secondo le fonti di settore, ha preso il via nell'ottobre del 2024 e ha coinvolto quindici classi distribuite in quattro regioni pilota, ovvero Lombardia, Toscana, Lazio e Calabria.
L'idea alla base è quella di affiancare agli studenti degli assistenti virtuali per contrastare la dispersione scolastica e ridurre il divario di genere nelle materie scientifiche. Per misurarne l'efficacia, ogni classe coinvolta viene confrontata con una classe di controllo, con un monitoraggio affidato ai test INVALSI.
Tra opportunità e timori
I potenziali vantaggi di questo approccio sono evidenti e piuttosto ambiziosi. Un supporto personalizzato potrebbe aiutare i ragazzi in difficoltà, valorizzare i talenti e alleggerire alcuni compiti ripetitivi degli insegnanti, liberando tempo prezioso da dedicare alla relazione umana con la classe.
Allo stesso tempo, restano sul tavolo interrogativi importanti che non vanno affatto sottovalutati. Il rischio di una eccessiva dipendenza dalla tecnologia, le questioni legate alla privacy dei minori e la necessità di garantire un accesso equo a tutte le scuole sono nodi che andranno sciolti con grande attenzione.
Una scuola che guarda al futuro
Ciò che appare chiaro è che l'Italia ha scelto di non subire passivamente questa rivoluzione, ma di provare a governarla con regole, risorse e un percorso graduale. La scommessa è quella di trasformare una tecnologia dirompente in un alleato al servizio dell'apprendimento e della crescita dei più giovani.
Sarà il tempo, e probabilmente proprio i dati raccolti nelle aule, a dire se questa strada si rivelerà quella giusta. Di certo, la scuola che riapre i battenti in questo autunno non è più la stessa di qualche anno fa, e i suoi studenti saranno i primi protagonisti di una nuova e delicata era.






