Marta RossiVIEW PROFILE →
La corsa italiana ai data center: 25 miliardi per l'AI, ma la vera sfida è l'energia
Il Politecnico di Milano stima 25 miliardi di euro di investimenti nei data center italiani tra il 2026 e il 2029. Dietro il boom dell'intelligenza artificiale si nasconde però un nodo energetico e autorizzativo tutto da sciogliere.
Dietro ogni risposta di un chatbot, ogni immagine generata dall'intelligenza artificiale e ogni modello linguistico addestrato c'è un'infrastruttura fisica che raramente finisce sotto i riflettori: i data center. In Italia questi giganti invisibili stanno per vivere una stagione di espansione senza precedenti, trainata proprio dalla domanda crescente di potenza di calcolo generata dall'AI.
I numeri fotografano la portata del fenomeno. Secondo il Rapporto dell'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, tra il 2026 e il 2029 sono attesi investimenti per circa 25 miliardi di euro nella costruzione e nell'allestimento di nuovi impianti nel Paese. Un salto enorme se confrontato con i circa 7,1 miliardi di euro registrati nel triennio precedente, quello 2023-2025.
Milano al centro della mappa digitale europea
Il mercato italiano dei data center è atteso in crescita fino al 20 per cento all'anno nei prossimi cinque anni, un ritmo che pochi altri settori possono vantare. A guidare questa espansione sono soprattutto due poli: Milano e Roma emergono come i principali centri per i nuovi investimenti e per gli sviluppi cosiddetti hyperscale, ovvero le grandi strutture pensate per servizi cloud e carichi di lavoro su scala industriale.
La Lombardia si conferma il cuore pulsante del comparto, concentrando una parte significativa degli investimenti soprattutto nell'area milanese e nelle province circostanti. La vicinanza ai nodi di rete internazionali, la disponibilità di connettività in fibra e la presenza di un tessuto economico avanzato fanno del capoluogo lombardo uno degli hub digitali più ambiti d'Europa, in diretta competizione con Francoforte, Amsterdam, Londra e Parigi.
L'intelligenza artificiale è il vero motore di questa accelerazione. L'aumento dei carichi di lavoro legati all'addestramento e all'utilizzo dei modelli richiede una densità di calcolo molto più elevata rispetto al passato, con server sempre più potenti stipati negli stessi spazi. Questo impone nuovi modelli energetici e soluzioni avanzate di raffreddamento, con impatti diretti sulla progettazione e sulla gestione degli impianti.
Il nodo energetico che frena la crescita

È proprio qui che si nasconde il vero paradosso della corsa italiana all'AI. Se da un lato gli investimenti sono pronti a materializzarsi, dall'altro la disponibilità di energia elettrica rischia di diventare il collo di bottiglia dell'intero sistema. I data center di ultima generazione sono voraci di potenza, e le reti nazionali non sempre sono pronte ad assorbire una domanda che cresce a ritmi così sostenuti.
Le principali sfide che accompagnano questa espansione sono chiare: l'aumento della richiesta di energia elettrica, la necessità di potenziare le reti di distribuzione e i ritardi nei procedimenti autorizzativi per i collegamenti elettrici. Oggi, più che la volontà di investire, sono la disponibilità reale di potenza e la fattibilità concreta dei progetti a dettare le regole del mercato.
Il tema non è soltanto quantitativo ma anche qualitativo. La vera partita dei prossimi anni non si giocherà solo sulla capacità di produrre più energia, ma sulla capacità di consumarne meno per ogni singola operazione di calcolo. L'efficienza energetica per unità di elaborazione diventa così il parametro decisivo per distinguere un'infrastruttura sostenibile da una destinata a pesare sul sistema elettrico e sulle bollette collettive.
Suolo, sostenibilità e nuove regole
L'espansione dei data center pone anche una questione territoriale spesso sottovalutata. Questi impianti occupano superfici considerevoli e sottraggono suolo, generando un dibattito crescente su dove e come collocarli. Le comunità locali chiedono garanzie sull'impatto ambientale, mentre le amministrazioni sono chiamate a definire regole più chiare per bilanciare sviluppo economico e tutela del territorio.
Anche il fabbisogno idrico entra nell'equazione. Molti sistemi di raffreddamento tradizionali richiedono grandi quantità d'acqua, una risorsa sempre più preziosa in un contesto segnato dai cambiamenti climatici. Per questo l'industria sta investendo in tecnologie di raffreddamento a liquido e in circuiti chiusi capaci di ridurre drasticamente il consumo, trasformando un potenziale problema in un'occasione di innovazione.
Per l'Italia si apre dunque una finestra strategica. Diventare un hub credibile per l'intelligenza artificiale significa non solo attrarre capitali, ma costruire un ecosistema in cui infrastrutture, energia pulita e regole trasparenti procedano di pari passo. La sovranità digitale, tanto invocata a livello politico, passa anche e soprattutto dalla capacità di ospitare in casa propria i motori di calcolo dell'era dell'AI.
Il rischio, altrimenti, è quello di ritrovarsi con progetti ambiziosi sulla carta ma bloccati nella realtà da reti inadeguate e iter burocratici troppo lenti. La sfida dei 25 miliardi non è quindi soltanto finanziaria: è una prova di maturità per un intero Paese che vuole giocare da protagonista nella partita più importante del decennio, quella dell'intelligenza artificiale.






