Marta RossiVIEW PROFILE →
L'Italia fa da apripista: la prima legge nazionale sull'IA in Europa entra nel vivo nel 2026
Con la Legge 132/2025, l'Italia è diventata il primo Paese dell'Unione a dotarsi di una normativa nazionale organica sull'intelligenza artificiale. Tra pene fino a cinque anni per i deepfake dannosi e tutele per i minori, il 2026 è l'anno dei decreti attuativi.
Mentre il dibattito europeo sull'intelligenza artificiale si concentra spesso sull'AI Act comunitario, l'Italia ha scelto di muoversi in autonomia e di anticipare i tempi. Il nostro Paese è infatti diventato il primo Stato membro dell'Unione a dotarsi di una legge nazionale organica dedicata specificamente all'intelligenza artificiale, un primato che segna un cambio di passo nel dibattito.
Non si tratta di un provvedimento simbolico, ma di un vero e proprio quadro giuridico destinato a incidere sulla vita di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. La scelta italiana di legiferare a livello nazionale, pur restando dentro i confini tracciati dall'AI Act europeo, rappresenta una scommessa politica e culturale di notevole portata.
Cosa prevede la Legge 132

Il cuore della svolta è la Legge numero 132 del 2025, approvata dal Parlamento italiano il 17 settembre di quell'anno e pubblicata in Gazzetta Ufficiale pochi giorni dopo. La normativa è poi entrata ufficialmente in vigore il 10 ottobre 2025, diventando così il primo testo di legge domestico sull'intelligenza artificiale in tutta l'Unione europea.
Sul piano della governance, la legge affida la vigilanza a due autorità nazionali già esistenti e ben radicate. L'Agenzia per l'Italia Digitale e l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale saranno incaricate di sorvegliare il rispetto delle regole sul territorio, garantendo così un presidio istituzionale sia sul fronte digitale sia su quello della sicurezza informatica.
Tra le disposizioni più incisive spiccano quelle di natura penale. La legge introduce sanzioni severe per l'uso dannoso dell'intelligenza artificiale, in particolare per i deepfake, con pene detentive che possono arrivare fino a cinque anni di reclusione nei casi in cui da tale uso derivi un danno concreto alle persone coinvolte.
Più tutele per i minori
Grande attenzione è stata dedicata anche alla protezione dei più giovani, tema sempre più sentito dalle famiglie. La normativa inasprisce le regole a tutela dei minori, richiedendo il consenso dei genitori per l'utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale da parte di chiunque abbia un'età inferiore ai quattordici anni.
Questa disposizione riflette una crescente consapevolezza sui rischi che l'esposizione precoce e non mediata a sistemi di intelligenza artificiale può comportare per bambini e ragazzi. Il legislatore ha voluto porre un argine chiaro, riconoscendo che la fragilità dei più piccoli richiede tutele specifiche e più stringenti rispetto a quelle previste per gli adulti.
L'impianto complessivo della legge cerca dunque un equilibrio delicato tra due esigenze contrapposte. Da un lato la volontà di non soffocare l'innovazione e la competitività delle imprese italiane, dall'altro la necessità di proteggere i diritti fondamentali, la sicurezza e la dignità delle persone di fronte a una tecnologia in rapidissima evoluzione.
Il 2026, anno dei decreti attuativi
Il vero banco di prova, tuttavia, è ancora in corso. L'impatto pieno della legge resta infatti legato ai decreti attuativi, attesi entro l'ottobre del 2026, che dovranno definire nel dettaglio il quadro relativo ai dati, agli algoritmi e alle metodologie di addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nel Paese.
Un primo passo concreto è già stato compiuto. Nel giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera preliminare a due decreti legislativi che danno attuazione alla Legge 132, disciplinando i poteri delle autorità nazionali e l'impiego dell'intelligenza artificiale in ambiti delicati come istruzione, formazione, attività di polizia e profili di responsabilità.






