Marta RossiVIEW PROFILE →
Minerva, l'intelligenza artificiale che parla italiano: la sfida della sovranità linguistica
Mentre il mondo dell'AI è dominato da colossi americani e cinesi, l'Italia costruisce in silenzio la sua alternativa. Minerva, la prima famiglia di modelli linguistici addestrati da zero in italiano dalla Sapienza sul supercomputer Leonardo, è il simbolo di una corsa nazionale alla sovranità digital
Il mondo dei grandi modelli linguistici, il cuore pulsante dell'intelligenza artificiale generativa, è oggi saldamente dominato dai colossi tecnologici americani e cinesi, i cui sistemi sono costruiti principalmente attorno alla lingua inglese. In questo scenario di forte dipendenza dall'estero, l'Italia ha deciso di percorrere una strada diversa, lavorando con determinazione alla costruzione di una propria alternativa nazionale che parli davvero la nostra lingua.
La prima AI addestrata da zero in italiano
Il simbolo di questa ambizione porta il nome di Minerva, una scelta non casuale che richiama la divinità romana della saggezza e della lealtà. Si tratta della prima famiglia di grandi modelli linguistici ad essere stata addestrata completamente da zero sui contenuti in lingua italiana, un primato tecnologico che segna un punto di svolta per l'intero panorama della ricerca nel nostro Paese.
La differenza rispetto ad altri modelli non è un semplice dettaglio tecnico, ma la vera essenza del progetto. Molti sistemi disponibili sul mercato sono infatti pensati in inglese e solo successivamente adattati ad altre lingue, mentre Minerva nasce e cresce fin dal principio nutrendosi della ricchezza e delle sfumature dell'italiano, garantendo così una comprensione molto più profonda e autentica.

Il cervello della Sapienza e il motore Leonardo
Dietro questo risultato c'è l'eccellenza della ricerca accademica italiana, e in particolare il gruppo di ricerca Sapienza NLP dedicato all'elaborazione del linguaggio naturale. Il progetto è guidato da Roberto Navigli, professore presso il Dipartimento di Ingegneria informatica, automatica e gestionale dell'Università Sapienza di Roma, un punto di riferimento internazionale in questo settore così complesso.
Ma un modello tanto ambizioso ha bisogno di una potenza di calcolo straordinaria per poter funzionare, e anche in questo caso la risposta è tutta italiana. Il motore hardware che alimenta Minerva è infatti il supercomputer Leonardo, uno dei più potenti al mondo, reso disponibile grazie alla fondamentale collaborazione con il CINECA, il grande consorzio interuniversitario italiano dedicato al calcolo scientifico.
Questo aspetto è tutt'altro che secondario, perché garantisce che l'intera catena tecnologica, dal cervello del modello al muscolo che lo fa girare, resti all'interno dei confini nazionali. Non si tratta soltanto di una questione di orgoglio, ma di una precisa strategia volta a ridurre la dipendenza da infrastrutture straniere e a costruire una reale autonomia tecnologica per il futuro del Paese.
Numeri e ambizioni del progetto
Le specifiche tecniche di Minerva raccontano bene il salto di qualità compiuto in poco tempo. La versione più avanzata dispone di sette miliardi di parametri, un netto miglioramento rispetto ai tre miliardi della versione precedente, che le permette di comprendere ed elaborare il linguaggio naturale in italiano con una capacità e una finezza decisamente superiori rispetto al passato.
A rendere possibile questa intelligenza è la mole imponente di dati utilizzati per il suo addestramento. Il modello si basa infatti su un dataset gigantesco composto da un milione e mezzo di miliardi di parole, attingendo a una vasta collezione di fonti aperte che da sole superano i cinquecento miliardi di parole, un patrimonio linguistico immenso su cui il sistema ha imparato a ragionare.
Le applicazioni pratiche di uno strumento simile sono molteplici e coprono numerose esigenze concrete. Minerva è progettata per svolgere compiti che spaziano dalla comprensione del linguaggio naturale alla generazione di testi, passando per la traduzione automatica e l'assistenza clienti automatizzata, dimostrando una versatilità che la rende preziosa in moltissimi contesti diversi.
Non è sola: la corsa italiana agli LLM
È importante sottolineare che Minerva non è affatto un caso isolato, ma la punta di diamante di un movimento molto più ampio. Il progetto si inserisce infatti all'interno di FAIR, acronimo di Future Artificial Intelligence Research, un'iniziativa guidata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche che attua la strategia nazionale sull'intelligenza artificiale grazie ai fondi del PNRR.
Attorno a questo obiettivo si sta costruendo un vero e proprio ecosistema nazionale, fatto di soggetti pubblici e privati sempre più impegnati nello sviluppo di modelli linguistici propri. Dalla Sapienza al CINECA, fino ad aziende come Domyn, la ex iGenius, Almawave e Fastweb, cresce un fronte comune deciso a dare all'Italia gli strumenti per competere in un settore tanto strategico.
In definitiva, la sfida di Minerva e degli altri modelli italiani va ben oltre la semplice competizione tecnologica. Si tratta di una battaglia per la sovranità linguistica e digitale, per garantire che la nostra lingua, la nostra cultura e i nostri dati non siano interamente affidati a sistemi stranieri. Un investimento sul futuro che potrebbe rivelarsi tra i più importanti per l'autonomia del Paese.






