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L'Italia e la prima legge nazionale sull'intelligenza artificiale in Europa: cosa prevede nel 2026

tech2026-08-20 · 4 min read · 2 reads

Con la legge numero 132 del 2025, l'Italia è diventata il primo paese dell'Unione europea a dotarsi di un quadro nazionale organico sull'intelligenza artificiale. La norma affianca il regolamento europeo, definisce le autorità di controllo, stanzia fino a un miliardo di euro e introduce nuove regole

Nel corso del 2026 l'Italia si trova al centro di un importante dibattito europeo sulla regolamentazione dell'intelligenza artificiale. Il paese ha infatti compiuto un passo pionieristico, diventando il primo Stato membro dell'Unione europea a dotarsi di un quadro normativo nazionale organico e dedicato a questa tecnologia. Questa scelta pone l'Italia in una posizione particolare, chiamata a coniugare le esigenze di innovazione con quelle di tutela dei cittadini.

La prima legge nazionale sull'intelligenza artificiale in Europa

Il fulcro di questo nuovo assetto è rappresentato dalla legge numero 132 del 2025, entrata in vigore nel mese di ottobre del 2025. Con questa norma, l'Italia è diventata il primo Stato membro dell'Unione europea a introdurre un quadro nazionale completo e specificamente dedicato all'intelligenza artificiale. La legge non sostituisce la normativa europea, ma la affianca, integrandola con disposizioni pensate per il contesto nazionale.

Un aspetto centrale della legge è la sua impostazione, definita antropocentrica. Ciò significa che al centro dell'intero impianto normativo vengono posti i diritti fondamentali e la dignità umana. La norma si richiama esplicitamente al regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, il regolamento numero 2024/1689, e ne condivide l'approccio basato sui livelli di rischio, aggiungendo però ulteriori garanzie specifiche per la realtà italiana.

Le autorità di controllo

Per garantire l'applicazione delle nuove regole, la legge individua due autorità nazionali principali. La prima è l'Agenzia per l'Italia Digitale, nota con la sigla AgID, che svolge il ruolo di autorità notificante e si occupa di promuovere lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e di vigilare sulle procedure di valutazione della conformità. La seconda è l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, indicata con la sigla ACN.

L'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale assume il compito di autorità di vigilanza del mercato, con la responsabilità di sorvegliare i sistemi di intelligenza artificiale, condurre ispezioni e applicare eventuali sanzioni. Accanto a queste due agenzie, la legge prevede il coinvolgimento di altri organismi per la supervisione settoriale, come la Banca d'Italia, la Consob, l'Ivass e il Garante per la protezione dei dati personali.

La normativa dedica inoltre un'attenzione particolare ad alcuni settori considerati sensibili. Ambiti come la sanità, la pubblica amministrazione, il sistema giudiziario e il mondo del lavoro sono soggetti a requisiti specifici, che vanno oltre l'approccio basato sul rischio previsto dal regolamento europeo. In questo modo, il legislatore ha voluto garantire tutele rafforzate laddove l'impatto della tecnologia sulla vita delle persone può essere più rilevante.

Investimenti e sostegno alle imprese

L'Italia punta a coniugare innovazione e tutela dei diritti nella sua legge sull'intelligenza artificiale. (immagine illustrativa)
L'Italia punta a coniugare innovazione e tutela dei diritti nella sua legge sull'intelligenza artificiale. (immagine illustrativa)

Oltre agli aspetti regolatori, la legge prevede un consistente impegno finanziario per sostenere lo sviluppo del settore. È stato autorizzato un investimento pubblico fino a un miliardo di euro, destinato a imprese italiane attive nell'intelligenza artificiale, nella cybersicurezza e nelle tecnologie strumentali, attraverso la partecipazione al capitale di rischio. Si tratta di uno stanziamento significativo, pensato per rafforzare l'ecosistema nazionale.

Parte di queste risorse è già stata messa in campo. Secondo le informazioni disponibili, oltre 300 milioni di euro sono stati destinati da CDP Venture Capital a più di 150 startup, a testimonianza di un impegno concreto e già operativo. A questi si aggiungono ulteriori 500 milioni di euro di investimenti previsti nell'arco dei prossimi tre anni, che dovrebbero dare ulteriore slancio alla crescita delle giovani imprese del comparto.

Tra le iniziative più recenti figura anche il lancio del cosiddetto SophIA Hub, previsto a partire dal 2026, con una dotazione di circa 30 milioni di euro. Questo tipo di strutture mira a creare poli di eccellenza in grado di attrarre talenti e di favorire la collaborazione tra ricerca e industria. L'obiettivo complessivo è quello di non lasciare indietro l'Italia nella corsa globale allo sviluppo di queste tecnologie strategiche.

Norme penali, lavoro e istruzione

La legge introduce anche importanti novità sul piano penale. Viene creato un nuovo reato per la diffusione illecita di contenuti falsi generati dall'intelligenza artificiale, i cosiddetti deepfake, punibile con una pena detentiva che va da uno a cinque anni. Inoltre, vengono penalizzate le violazioni del diritto d'autore commesse tramite sistemi di intelligenza artificiale, e viene prevista un'aggravante generale per i reati commessi con l'uso di questa tecnologia.

Particolare rilievo assumono le disposizioni relative al mondo del lavoro. La normativa stabilisce che le decisioni riguardanti i lavoratori non possono essere prese in modo esclusivamente automatizzato. In particolare, le scelte relative alla costituzione, alla modifica o alla cessazione del rapporto di lavoro non possono essere affidate unicamente a un sistema automatico, a tutela della dignità e dei diritti fondamentali dei lavoratori.

Sul fronte dell'istruzione, la legge prevede investimenti mirati per preparare le nuove generazioni. È stato istituito un fondo dedicato di 100 milioni di euro per la formazione degli insegnanti nelle scuole, mentre l'intelligenza artificiale viene integrata nei programmi di educazione civica e negli istituti superiori. Le università, dal canto loro, sono chiamate a offrire laboratori interdisciplinari che uniscano competenze tecniche, giuridiche ed etiche.

Nel complesso, la legge numero 132 del 2025 rappresenta un tentativo ambizioso di governare una tecnologia in rapida evoluzione, bilanciando innovazione e tutela dei diritti. Al governo è stato concesso un periodo di dodici mesi per adottare i decreti legislativi necessari a rendere pienamente operativa la riforma. I prossimi mesi saranno quindi decisivi per capire come queste regole verranno tradotte in pratica e quale impatto avranno sul paese.

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